giovedì 21 luglio 2011

Harry Potter in 99 Seconds



Stasera andro' a vedere Harry Potter e i doni della morte parte 2. FINALMENTE. Non vedo l'ora anche se sara' estremamente triste. La fine di un'era. Oddio... mi parte gia' la lacrimuccia :') Nel frattempo vi ho postato questo video a dir poco SPETTACOLARE. Riassume nella maniera piu' semplice completa e divertente possibile l'intera saga di Harry Potter. Ma non e' tutto: questi due geniali ragazzi lo fanno...cantando sulle note delle colonne sonore dei vari film!! IDOLI INDISCUSSI. Per chi non avesse letto il settimo libro, tranquilli: non ci sono spoilersssssss. Enjoy!


Ale&Lavi

martedì 12 luglio 2011

Bob Kelso VS. Cox

Da Careggi al Seattle Grey

Da un po' di tempo a questa parte la domenica sera di italia uno si chiama "serata Doc" (prima era il venerdì) dal momento che si susseguono uno dietro l'altro per tutto il tempo telefilm sulla vita dei medici, dentro e fuori dall'ospedale. Fino a poco tempo fa spopolavano le serie che avevano per protagonisti-eroi gli avvocati: Ally McBeal (un classico), Jag-avvocati in divisa, Law&Order, Close to home fino ad arrivare al nostrano Il giudice Mastrangelo. Ora invece abbiamo eroi come Derek Shepherd (Grey's Anatomy), Gregory House (Dottor House-Medical Division), Hank Lawson (Royal Pains), Addison Montgomery (Private Practice) e il solo e unico Dottor Cox (Scrubs). L'immagine dei medici che si ottiene da questi telefilm è così affascinante e in un certo qual modo "fantastica" da aver molto probabilmente indotto tanti giovani telespettatori a scegliere questa come loro possibile carriera futura. Ma perchè questi telefilm piacciono così tanto? E' la solita vecchia storia: il medico è colui che salva vite umane. E' un moderno semidio che lotta contro la morte e spesso vince. Come si potrebbe non stimare una persona del genere? Se a questo poi aggiungiamo le immancabili storie d'amore che contornano i vari casi più o meno brillantemente risolti, il risultato è scontato. E se togliessimo la parte rosa? Otterremmo Miami Medical, una serie della CBS a quanto pare molto poco seguita se stanno già pensando di cancellarla, dopo appena 13 episodi. Anche se più seria delle altre dal punto di vista medico e clinico, l'assenza di intrighi e inciuci vari la rende più noiosa delle sue cugine più FASHION.


Molti prima di iniziare a guardare una di queste serie si interrogano anche sulla validità delle informazioni mediche in senso stretto. Noi siamo giunte a questa conclusione:

Greys Anatomy è molto ben articolato per quanto riguarda le tresche amorose ma non è altrettanto abile nel destreggiarsi tra malattie e diagnosi, scadendo spesso nel ridicolo o, peggio, cadendo in banalissimi errori. Gli sceneggiatori di Royal Pains, al contrario, sono più informati: affrontano un caso per puntata presentando i sintomi passo passo in modo tale che il telespettatore possa farsi un'idea della malattia e cimentarsi in una diagnosi. Generalmente verso la fine viene alla luce un sintomo inequivocabile che permette a Hank di risolvere il caso. E tutto torna anche dal punto di vista medico: dalla diagnosi alle prescrizioni. Dottor House esagera in tutto: nella tipologia di malattia, inventata o riscontrata, a finire al modo di organizzare la vita e il lavoro ospedalieri. Nessun medico si potrebbe permettere di comportarsi come Gregory House e passarla liscia ugualmente. In definitiva, l'unica serie che riteniamo degna di rispetto è Scrubs perchè non ha nessuna pretesa, è una commedia molto autoironica e capace di toccare i punti giusti. Al contrario di quanto si possa pensare non sono le imprese mirabili in sala operatoria o la destrezza e la velocità nel risolvere un caso le doti più importanti di un medico, ma è proprio l'autoironia, il conoscere i propri limiti e saperli accettare scherzandoci su: tutte le altre serie si prendono troppo sul serio, finendo per ridicolizzare la professione proprio nel tentativo di farla apparire così tanto superiore alle altre. Un medico è un lavoratore come un altro...ma con una marcia in più! (Anche se forse noi siamo un po' di parte...)




Ale&Lavi

lunedì 11 luglio 2011

Jerry Maguire - Mi Avevi Gia Convinta Al Ciao!

Dio benedica le AMERICANATE

Firenze a luglio e' qualcosa di veramente insostenibile. Sono qui in camera mia che boccheggio attaccata a una bottiglia d'acqua ghiacciata (letteralmente-l'ho tenuta un giorno intero in freezer e ora ho un ghiacciolo di un litro e mezzo d'acqua racchiuso da un esile parete di plastica che, me lo sento, sta per esplodere) pregando affinche' gli Dei dello studio mi facciano la Grazia e mi diano la forza di aprire e finalmente finire il libro di Anatomia. In attesa di qualche segno divino...ho aperto megavideo. Grande invenzione. Grandissima. E cosi' mi sono guadagnata 132 minuti di pace e tranquillita'. Cosa ho guardato? Jerry Maguire, film del lontano 1996 con Tom Cruise e Renee Zellweger. Impressionante constatare quanto fossero giovani all'epoca!




La trama e' molto semplice, quasi banale:

"Jerry Maguire (Tom Cruise) è un procuratore sportivo senza scrupoli ritenuto tra i più brillanti agenti della Sports Management International (SMI). Dopo una crisi di coscienza dovuta all'eccessivo stress, egli scrive una relazione sul lavoro futuro che prevede riduzione del numero dei clienti a vantaggio di una miglior attenzione a ciascuno di essi. Tale rivoluzionaria ed innovativa idea, com'era da aspettarsi, non piace ai dirigenti che subito licenziano Jerry. Quindi Jerry tenta di mettersi in proprio con l'aiuto di una dipendente della stessa azienda (Renee Zellweger), di cui poi si innamora." E vissero per sempre felici e contenti.






Eppure, per quanto trita e ritrita la storia possa suonare, c'e' dell'altro. Mia nonna, la nonna Enza (che, per inciso, ha un figlio una nuora e due nipoti che vivono negli Stati Uniti) ha sempre definito questo genere di film una "americanata". Cos'e' un'americanata? Un'americanata e' un film commerciale, fatto per essere venduto, un po' come il plasticone sotto questo punto di vista, ma da esso si discosta in quanto ad argomenti e modalita' di trattazione. L'americanata deve essere portratrice di tutto cio' in cui gli americani credono: spirito patriottico, amicizia, amore incondizionato per le persone BUONE, odio per i prepotenti e i superficialotti, cameratismo, lacrime e sudore. In una parola sola: il sogno americano. L'americanata e' quel film che ti fa credere in te stesso e nelle tue capacita', perche' se Jerry Maguire e' riuscito ad ottenere soldi fama successo e amore ripartendo sostanzialmente da zero allora perche' non dovresti farcela anche tu? L'America e' il luogo degli homines novi, di coloro che, contando solo sulle proprie capacita', riescono ad ottenere tutto cio' che hanno sempre desiderato, in barba a chi dice il contrario o, peggio ancora, tenta di metter loro i bastoni tra le ruote. L'America e' il Paese del "Volere e' Potere" e l'americanata serve appunto a ricordarcelo. E' per questo che guardarsi un'americanata di tanto in tanto fa bene al cuore, anche quando fuori ci sono 40 gradi all'ombra e il ghiacciolo nella tua bottiglia si sta gia' sciogliendo.




Punto focale di ogni americanata che si rispetti e' la DICHIARAZIONE D'AMORE. Questa deve essere sentita, toccante, romantica, deve farti fare "oooooooh" mentre ti asciughi la lacrimuccia, deve farti sorridere e farti pensare che la vita e' bella perche' momenti come questi possono esistere davvero. Perche' un giorno Tom Cruise si potrebbe presentare anche nel TUO salotto a dirti che tu lo completi. Perche' la battuta ad effetto, perfetta e simpatica, puo' venire in mente anche a te al momento giusto: "Mi avevi gia' convinto al ciao". E tutto si risolve. Dissolvenza e titoli di coda. L'americanata deve fartelo credere.





L'Americanata ti fa provare simpatia, nel senso etimologico della parola, per i suoi protagonisti: quando Jerry fa la sua uscita teatrale ed estremamente imbarazzante dall'ufficio, congendandosi con un disperato monologo e un pesce rosso in una busta di plastica, tu ti senti male per lui, soffri con lui e senti la cocente delusione dell'essere abbandonati da tutti. E quando poi Dorothy si alza e scandisce bene: "I-will-go-with-you" senti la speranza ritornare a colmarti il cuore e sorridi come un'ebete davanti al televisore (o in questo caso allo schermo del pc) come se Renee Zellweger si fosse alzata in piedi per te, per dimostrare solidarieta' a te. Il bello delle americanate e' che ti fanno sentire parte di qualcosa, ti trascinano in un mondo fatto di sogni e di ideali che li', e forse soltanto li', possono concretizzarsi, diventare una realta' tangibile, adamantina, indistruttibile.

Io non sono un'esperta di film, non sono in grado di sostenere una conversazione con dei veri cinefili, cresciuti a pane e corazzata potemkin. Sono semplicemente una a cui piace il cinema, in ogni sua forma. E penso: se un film ti fa stare bene, se riesce a farti dimenticare anche solo per 132 minuti i tuoi problemi, il caldo, l'Anatomia, il condizionatore che non ne vuole sapere di funzionare, il fratello minore che ha fame e le lavatrici che vanno fatte be', allora quello e' un buon film, per me.




E in definitiva...




God Bless America



Ale&Lavi

sabato 9 luglio 2011

La teoria del "plasticone"





Ieri sera è stata una classica serata cineMICE, anche se non al cinema. Ieri io e Ale abbiamo guardato su Italia Uno il primo film della serie “Fast and Furious”, intitolato per l’appunto “The Fast and the Furious”, interpretato da: Paul Walker (Brian O'Conner, lo sbirro), Vin Diesel (Dominic Toretto, il “duro” della situazione), e sottolineo Diesel (cioè.. già un attore che per cognome ha il nome di un carburante non poteva che essere il protagonista di un film del genere!!), Michelle Rodríguez (Letty, la fidanzata di Dominic), Jordana Brewster (Mia Toretto, la sorella di Dominic, nonché successivamente fidanzata dello sbirro). Fast and Furious è l’emblema dei plasticoni: tutto è molto trash a partire dalla trama a finire alle sceneggiature. Ora sta a me darvi una definizione di plastico. Se cercate sul vocabolario trovate: aggettivo maschile singolare riferito a un qualcosa di plasmato o a qualcosa che ha la capacità di plasmare (es. chirurgo plastico oppure un plastico, ovvero un oggetto fatto in plastica). L’accezione che si riferisce invece a un genere di film non si discosta troppo da queste definizioni; in realtà in questo caso si intende qualcosa di un po’ “finto”, poco credibile e stereotipato (le cose di plastica sono un po’ tutte uguali) e per questo anche un po’ scadente (la plastica è considerata una materia poco nobile). In effetti questi film non possono essere definiti dei Grandi Classici o film da intellettuali con una certa morale o un certo “scopo” educativo o culturale, ma il loro fascino sta proprio in questo. Io li definirei “poco impegnativi”, si seguono bene, non hanno un significato nascosto, la trama è molto semplice e a volte anche scontata. I personaggi sono generalmente un po’ stereotipati. In questo ci sono lo sbirro e l’avanzo di galera tra i quali nasce subito una grande amicizia, basata anche sull’ amore per i motori e le automobili, inoltre, come se non fosse ovvio, lo sbirro si innamora di sua sorella, bella e dolce, e poi vien da sé che diventano tutti una grande famiglia. Come dicevo Dominic e Brian hanno in comune la passione per le auto e amano la guida spericolata. Il film è “imbevuto” di scene “incredibili”, nel senso che.. non sono credibili. La più importante tra tutte è in questo primo film della serie la scena finale in cui Brian e Dom si ingarellano nel tentativo di passare oltre il passaggio a livelli prima che il treno li investa. Questa scena, come altre del film, ha la capacità di colpire lo spettatore riportando in lui la voglia di esagerare, di non avere limiti, caricandolo di adrenalina e calandolo in un mondo di velocità e pericolo. Lo spettatore quando le vede non pensa “no!, non è possibile!” ma si sente parte della scena e si impersona in tutto e per tutto. Questo è l’importante. Dominic ha ruolo centrale nel film, non solo perché è il protagonista, ma perché sa sempre cosa dire grazie al suo ampio repertorio di frasi a effetto. Ne cito una: “ Non importa vincere di un centimetro o di un kilometro..l’importante è vincere.”, frase pronunciata dopo aver vinto una gara clandestina. Sono queste quelle frasi che caricano lo spettatore. Inoltre ci tengo a sottolineare che Dominic non è solo un tamarro che ama sfoggiare le sue doti automobilistiche, ma è un uomo che ama soprattutto la famiglia, in particolare sua sorella l ‘unica persona che gli è rimasta, ama i barbecue la domenica mattina dopo la messa (tutto in onore e in ricordo di quel padre che è stato ucciso durante una competizione automobilistica). Diamo uno sguardo anche ai costumi e alla sceneggiatura. Il tema della religione e della famiglia sono ricorrenti anche nelle immagini, infatti si vede sempre in casa un’ immagine votiva della Madonna o un tabernacolo, Dominic porta una collana di scarso valore materiale, ma grande valore religioso e affettivo (è un regalo di famiglia ed ha un ciondolo di Gesù crocifisso). In altre parti abbiamo spezzoni molto trash, come per esempio quando si svolgono le gare clandestine sono sempre presenti ragazze poco vestite e seducenti da una parte e dall’altra tamarroni che in sella alle loro auto si sentono i re del mondo. Ah mi stavo scordando un dettaglio che ho notato in molti plasticoni americani: a volte gli americani pensano che basti “infilare” un personaggio dal cognome e dalle origini italiane per rendere tutto più tamarro! Cognome italiano è anche sintomo di concetti come: onore, rispetto e amore per la famiglia. Sara' verò? Chissà.. fatto sta che anche in questo film il protagonista ha un bel cognome italiano: Toretto.



Ale&Lavi

venerdì 8 luglio 2011

Crescere? Una faccenda oltremodo barbara, piena di inconvenienti

Ieri abbiamo accennato al nostro essere affette dalla sindrome di Peter Pan e oggi, per rimanere in tema, abbiamo pensato sarebbe stato oltremodo carino parlare delle varie versioni cinematografiche che the boy who wouldn't grow up ha ispirato nel corso degli anni. Tutti conosciamo la versione Disneyana del 1953: sirene che si pettinano i lunghi capelli sugli scogli, indiani che ballano e cantano ("Squaw deve non ballare! Squaw deve legna procurare!"), il Coccodrillo che si fa precedere dal ticchettio della sveglia che ha ingoiato tempo addietro, il tarchiato Spugna con la sua maglia a righe e i suoi occhialetti... ma ben pochi sanno che prima del celebre capolavoro del Signor Walt Disney e più precisamente il 29 dicembre 1924 nelle sale americane era uscito Peter Pan, un film muto della durata di 102 minuti, diretto da Herbert Brenon e distribuito dalla Paramount Pictures.






Nel film il ruolo di Peter fu affidato a Betty Bronson, una donna: a quanto pare all'epoca non si fidavano troppo degli enfant prodige, dei bambini-attori su cui tanto fa affidamento il cinema di oggi. (E forse, lasciatecelo dire, si stava meglio quando si stava peggio U_U)









Ben diversa è stata invece la politica adottata da P. J. Hogan, regista del film del 2003 Peter Pan (già, versioni diverse, stesso titolo. Può creare una certa confusione...). Qui infatti i protagonisti sono, a ragione, i bambini: primi tra tutti Jeremy Sumpter (Peter) e Rachel Hurd-Wood (Wendy). Ottimi interpreti per un film che, a nostro avviso, merita davvero! E' piuttosto fedele al romanzo di Barrie (sicuramente più del cartone animato) al punto da citarlo molto spesso testualmente. Uno spettacolo, per chi ha letto il libro. L'aspetto che più colpisce di questa versione è il rapporto che si instaura tra Peter e Wendy. Alcuni critici non hanno apprezzato allo stesso modo questa scelta di Hogan, definendo inappropriatamente "tensione sessuale" quella che in realtà non è altro che la descrizione del primo amore, tenero e innocente, di due ragazzi.






Particolarmente dolce (e a suo modo molto Topins) è una delle ultime scene: il bacio che Wendy dona a Peter e che ridà forze ed energie al piccolo innamorato che così può riprendersi e sconfiggere definitivamente Capitan Uncino.






Ben più adulta (in tutti i sensi) è la versione di Spielberg che in Hook (1991) ci presenta un Peter, magistralmente interpretato da Robin Williams, cresciuto e addirittura laureato. Peter Pan è ormai Peter Branning, un avvocato con moglie e due figli che si è dimenticato tutto dell'isola che non c'è e persino di Wendy, la quale, invece, è sempre rimasta al suo fianco come...nonna adottiva.
Se la trama così, diciamo, anticonvenzionale non vi convince potrete comunque apprezzare il film in virtù del suo cast spettacolare. Di particolare rilievo sono le performance di Julia Roberts nei panni di Campanellino, Dustin Hoffman-Capitan Uncino, Gwyneth Paltrow come giovane "nonna" Wendy e Maggie Smith AKA la professoressa MacGranitt come sua versione anziana.
















Ultimo ma non ultimo, no, ad esser sinceri, ultimo e se lo merita, il sequel della Disney Peter Pan-ritorno all'isola che non c'è. Cartone del 2002 sostanzialmente senza infamia e senza lode, nulla di che insomma. Wendy è cresciuta e ha una figlia, Jane, che non crede a Peter Pan, nè alle fate, ai pirati, alle sirene, ai bimbi sperduti o all'isola che non c'è. Rapita per errore da Capitan Uncino, che, scambiandola per Wendy, la vuole usare per tendere un tranello a Peter, Jane approda all'isola che non c'è e ne conosce tutti gli abitanti capendo quindi finalmente che la madre non l'aveva presa in giro. Commento? Mah. Non c'è paragone con l'originale. Del resto noi Topins non abbiamo grande stima per "i 2", con qualche rara eccezione di cui non tarderemo a mettervi a parte nei prossimi post.





E voi? Quanti e quali di questi Peter Pan avete visto? E cosa ne pensate? Fatecelo sapere lasciando un commento qui sotto!





Bè, per oggi direi che abbiamo finito: That's all folks! E grazie dell'attenzione :)



Ale&Lavi






UFFICIO ACCURATEZZA: ops. Non abbiamo neanche accennato a Neverland! Film del 2004 ispirato alla vita di J. M. Barrie, diretto da Marc Forster e interpretato da Johnny Depp, Kate Winslet e Dustin Hoffman. Rimedieremo al piu' presto. Promesso.